Tasse e Fisco” (www.Tasse-Fisco.com) è fra i siti italiani più visitati da chi cerca informazioni di carattere fiscale. E’ conosciuto ed apprezzato per la disponibilità nel rispondere alle domande dei lettori, che intervengono con frequenti commenti arricchendo di giorno in giorno la raccolta di esperienze dirette, ma sono soprattutto gli articoli ricchi di contenuto, lunghi ed esaustivi, ordinati in oltre 20 distinte categorie, a rendere interessante la lettura del sito. La redazione inoltre pubblica di frequente news fiscali, proposte di legge, idee e sondaggi, aggiornando con tempestività ed immediatezza le migliaia di lettori quotidiani, molti dei quali iscritti alla newsletter gratuita. Degna di nota per i colleghi avvocati, l’intera categoria LIBERI PROFESSIONISTI, e  in particolare pensiamo possano interessare i seguenti articoli:

Il nostro Presidente, Avv. Fabrizio Bruni, ha studiato e attuato personalmente una iniziativa tesa alla dichiarazione d’incostituzionalità dell’applicazione del contributo unificato ai ricorsi giurisdizionali avverso le sanzioni amministrative, introdotto con la legge finanziaria 2010. L’iniziativa è stata oggetto di articoli (vedi in particolare la pagina del Messaggero di oggi 31.10.2011) nei quali sono contenute dichiarazioni esplicative dello stesso ed un autorevole commento dell’Avv. Mauro Vaglio, che possono essere rinvenuti sul seguenti sito: www.motorage.it. Di seguito il testo di uno degli articoli. Ricorsi contro le multe: L’avvocato Bruni rischia in proprio contro il contributo unificato Avvocato Mauro Vaglio: “Ripristinare il diritto di chi viene ingiustamente colpito da una sanzione amministrativa”

Il Presidente dell’Associazione degli Avvocati Romani, Avv. Fabrizio Bruni, ha pubblicato un articolo sul mensile In-Giustizia, noto periodico dell’Avvocatura Romana. L’articolo (vedi articolo), che fa seguito alle relazioni dello stesso nei recenti convegni sulla manovra finanziaria e i suoi risvolti sull’Avvocatura, analizza lo stato della Giustizia Civile in Italia al momento attuale e disvela le dinamiche socio-economiche che sono alla base delle riforme che impediscono ai cittadini di accedere alla Giustizia, svilendo nel contempo il ruolo degli Avvocati.

La riforma sulla gestione delle difese d’ufficio adottata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma con delibera adottata nell’adunanza del 7 luglio 2011

di Fabrizio Bruni* Il sistema delle difese d’ufficio, insieme a quello del patrocinio gratuito, è volta a garantire l’effettività della difesa tecnica in ogni stato e grado del processo – ed in quello penale arriva ad essere obbligatoria – per tutti i cittadini (anche stranieri), così come sancito dalla Costituzione (art. 24) e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. A tal riguardo, il codice di procedura penale prevede, per l’imputato, l’obbligo della nomina di un difensore d’ufficio allorquando, in base all’art. 97 c.p.p., questi si trovi in momentanea assenza del difensore titolare o in mancanza originaria di esso. Detta nomina, quindi, può essere, nel primo caso, limitata alla singola udienza – nomina ex IV comma stesso articolo – o riguardare, nel secondo caso, l’intero processo – nomina I comma del medesimo. Le regole in vigore negli anni passati, stabilivano un turno d’aula per le nomine con il suddetto IV comma – che potevano trasformarsi in nomine per l’intero processo (I comma). In sostanza, ad ogni avvocato iscritto nelle liste dei difensori d’ufficio, a turno ed in un determinato giorno, era assegnata un’aula nella quale lo stesso era a disposizione del giudice. In seguito, questo sistema del difensore d’aula è stato abolito a favore di un sistema in cui si chiedeva di garantire, ai difensori di turno, la “sola” reperibilità in tribunale, inserendo la presenza in appositi registri, tenuti dall’ANF e dalla Camera Penale. All’inizio di quest’anno, l’Ordine degli Avvocati di Roma ha di nuovo modificato il sistema, abolendo i registri ed attribuendo la gestione dei turni, non più alle associazioni rappresentative degli avvocati, quale quelle summenzionate, ma ad un call center gestito dalla Lextel. Tale sistema non ha funzionato come previsto. Esso, oltre a spersonalizzare il rapporto degli avvocati con chi doveva, “dall’esterno” (in seguito alla novità predetta), gestire il servizio, ha difettato in efficienza rendendo meno semplice la gestione del turno, sia da parte degli avvocati che degli stessi giudici e cancellieri. Infatti, si sono riscontrate difficoltà particolari nel reperimento dei difensori d’ufficio per le immediate esigenze d’udienza. Molte volte, dalle aule non si riusciva a contattare il call center o quest’ultimo, talvolta, scopriva che l’avvocato contattato non sapeva di essere di turno quel giorno (ed infatti la comunicazione del turno non era sempre efficace). Questo sistema ha trovato la ferma opposizione dell’ANF – che per l’occasione ha raccolto oltre 700 firme di avvocati contrari – e della neo costituita ADU – Associazione Difensori d’Ufficio. L’Ordine degli Avvocati di Roma ha inoltre emanato una nuova delibera in materia, nel mese di luglio del corrente anno – un testo che ai più è sembrato poco chiaro, con la presenza di omissis che non ne hanno certo aiutato la comprensione – con il quale ha disposto l’eliminazione del turno di cui all’art. 97, IV comma, c.p.p. limitandolo alle sole chiamate per il comma I (casi che, in udienza, accadono in minima parte). Per cui, per le nomine fatte ai sensi del IV comma, devono ora essere chiamati gli avvocati immediatamente reperibili in aula. L’A.D.U. si è opposta a tale deliberazione (si veda il blog raggiungibile digitando: associazione-difensori-ufficio-roma.blogspot.com) evidenziando le seguenti motivazioni: 1) Il fatto di disporre che la difesa per la singola attività d’udienza (IV comma) venga svolta da un avvocato già presente in aula per discutere una propria causa, espone al rischio della mancanza, da parte di questo, di sufficiente motivazione nell’impegno a prestare un’attività non sua e che potrà dallo stesso facilmente essere vista come una perdita di tempo. Tenendo conto che il difensore dovrebbe studiarsi nella stessa udienza il fascicolo della causa affidatagli quella mattina, sarebbe umana la tentazione di “levarsi subito di torno” l’incombente d’ufficio per tornare a concentrarsi sulla propria causa, trascurando l’altra. Si pensi ai casi in cui si chiede al difensore di esaminare testi, fare discussioni, o di poter sollevare eccezioni laddove ve ne sussistano i presupposti. Questo sistema, dunque, va a mettere a serio rischio la qualità della effettiva tutela dell’imputato. Al contrario, per l’avvocato che si trova in Tribunale solo per fare il turno di difensore d’ufficio, non è certo un intralcio studiarsi la causa in udienza – essendo la sola ragione per cui egli è presente e l’unica attività che gli è richiesta – fornendo, mediamente, maggiori garanzie di impegno a favore dell’imputato. 2) Anche in alcune difese fatte con il IV comma è possibile per il difensore esperire un tentativo di recupero del relativo onorario (in genere liquidato nei minimi tariffari, se non spesso al di sotto!), o nei confronti direttamente dell’imputato o, successivamente, in caso di infruttuosa escussione dello stesso (che può rivelarsi dispendiosa di tempo e denaro), facendosi corrispondere l’equivalente dal Tribunale. Da non dimenticare, poi, che in questo modo si può acquisire talvolta (seppur non frequentemente) un nuovo cliente. Con il nuovo sistema introdotto dal CdO di Roma, invece, si riduce la possibilità di entrate economiche per il difensore d’ufficio. Infatti, in questo modo si assegnano nuovi incarichi agli avvocati più presenti in udienza che hanno molto lavoro, i quali, paradossalmente, spesso non sentono neanche l’esigenza di attivarsi per recuperare tale credito per cui di fatto svolgerebbero l’attività gratuitamente a scapito dei Colleghi. 3) Inoltre, in tale delibera del CdO di Roma, mentre si fa cenno alla persistenza del turno di cui al 1° comma, si abolisce la comunicazione dei relativi turni trimestrali. Questo ha creato forti incertezze, timori e disorientamento nei difensori d’ufficio in quanto costoro si chiedono come potranno essere a conoscenza dei giorni in cui rendersi reperibili per essere chiamati a fare le sostituzioni in aula. C’è il serio timore, quindi, di essere chiamati nel corso della trattazione di un proprio processo, mentre si è in un interrogatorio in caserma, a studio, a casa, in uffici, o in altri luoghi. Tale decisione pone un delicato problema di trasparenza per cui sarà molto difficile, se non impossibile, conoscere i criteri attraverso i quali l’Ordine procederà all’inserimento nei turni dei colleghi. 4) Infine, l’ultimo punto della delibera – e questo sembra, allo stato, non riguardare solo i difensori d’ufficio – prescrive che “dopo la seconda assenza del difensore nominato, specie nel processo, si deve far luogo alla sostituzione definitiva come prevista dall’ultima parte del IV comma dell’art. 97 c.p.p., con chiamata diretta al seguente numero (omissis)”. Questa disposizione, seppur, ad una prima lettura, possa sembrare animata da buone intenzioni, si arroga l’autorità di poter punire indiscriminatamente certe condotte che, talvolta, possono essere dettate, invece, anche da valutazioni di strategia difensiva (vedi, ad es., nelle questioni di nullità delle notifiche). Si vuole, dunque, andare a sindacare d’autorità quei comportamenti processuali che possono essere frutto di valutazioni discrezionali da parte dei difensori stessi. Sembra che quest’ultima disposizione della delibera che si commenta, abbia preso origine da una proposta della stessa associazione dei difensori d’ufficio (ADU) formulata in sede di apposita riunione preliminare presso il CdO di Roma. In tale riunione si sosteneva l’esigenza di sfoltire le liste dei difensori d’ufficio – al fine di garantire un minimo standard qualitativo nelle medesime difese ed individuando perciò conseguenti criteri di selezione – e si proponeva, tra l’altro, l’allontanamento di quei Colleghi che dovessero gestire con evidente negligenza e superficialità le cause affidategli, attraverso la previsione della revoca della nomina alla “seconda assenza consecutiva ingiustificata e solo, appunto, per i difensori d’ufficio”, esponendoli così a comprensibili sanzioni disciplinari. Questa proposta dell’ADU è stata vistosamente stravolta nel testo della delibera medesima. L’impressione che se ne trae, e con fondata preoccupazione, è che vi sia un modo di procedere “approssimativo” nella gestione dell’importante ed essenziale servizio delle difese d’ufficio e che dà l’idea, insieme, dell’incapacità di amministrazione della materia e della scarsa considerazione che, attualmente, l’Ordine di Roma ha degli Avvocati che dovrebbero garantire il funzionamento di questo servizio. * Articolo redatto in collaborazione con l’Avv. Francesco Ricciardi