Notizie molto negative sulla volontà governativa di accogliere le istanze dell’Avvocatura (già accolte da ben due commissioni del Senato con testo approvato come emendamento al “milleproroghe”) per la modifica del D. Lgs. 28/2010. In anteprima si pubblica il comunicato OUA. Riportiamo di seguito anche l’articolo integrale tratto da www.corriere.it (Corriere della Sera): “Correzioni nel maxiemendamento, 30 mln in piu’ a editoria Roma, 10 feb – Potrebbero presto saltare le due modifiche al decreto legge milleproroghe che rinviano di un anno il termine per l’impugnazione dei licenziamenti e l’introduzione della media-conciliazione obbligatoria, approvate dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato. L’orientamento, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, e’ di tornare indietro rispetto alle modifiche apportate, confermando il termine del 23 gennaio per il ricorso contro i licenziamenti, che avrebbe interessato particolarmente i lavoratori precari (con l’emendamento approvato non sarebbe stato applicato per il 2011) e la piena operativita’ da marzo 2011 della media-conciliazione (che l’emendamento approvato faceva slittare di un anno). Una conferma dell’intenzione della maggioranza di modificare il rinvio del termine per l’impugnazione dei licenziamenti viene dal senatore Maurizio Castro (Pdl), membro della commissione Lavoro di Palazzo Madama: il rinvio “verra’ corretto nel maxiemendamento sul quale il Governo porra’ la fiducia. Il voto e’ stato un gravissimo equivoco e va velocissimamente rimediato”. Per quanto riguarda il fondo per l’editoria, si profila un reintegro parziale di 30 milioni dei fondi tagliati per finanziare il 5 per mille, che porterebbe a 80 milioni il fondo per il settore.”

Sul supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 288 del 10 dicembre 2010 è stato pubblicato il DPR 5ottobre 2010 n. 207, regolamento attuativo del codice dei contratti pubblici che prevede importanti cambiamenti per le procedure di gara e che entrerà in vigore il 9.06.2011, cioè 180 giorni dopo la sua pubblicazione, ad eccezione di due disposizioni inerenti le SOA che sono entrate in vigore il 25.12.2010. Si tratta in dettaglio degli artt. 73 e 74 rubricati rispettivamente “Sanzioni pecuniarie nei confronti delle SOA – Sospensione e decadenza dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di attestazione” e “Sanzioni per violazione da parte delle imprese dell’obbligo d’informazione”. Il complesso normativo è costituito da un testo molto ampio, comprensivo di 359 articoli e 15 Allegati ed introduce nell’ordinamento molti elementi innovativi, che completano il disegno di razionalizzazione  complessiva della disciplina degli appalti, preordinato con il codice dei contratti pubblici. Le norme di maggiore rilievo riguardano:

  • il sistema di qualificazione;
  • le opere “superspecialistiche”:
  • la verifica dei progetti;
  • la progettazione;
  • l’appalto integrato;
  • la disciplina transitoria sulla qualificazione, che contiene specifiche regole sulle attestazioni relative ad alcune categorie.

Invero, nel periodo transitorio, le amministrazioni aggiudicatrici devono operare con il quadro di riferimento vecchio, ma possono iniziare ad introdurre alcune soluzioni desumibili dal nuovo articolato normativo. Questi sono  in estrema sintesi  gli aspetti più significativi del nuovo Regolamento, il cui scopo è quello di razionalizzare le disposizioni attualmente comprese nel DPR 554/1999, nel DM 145/2000 e nel DPR 34/2000 attualizzandole ed integrandole con previsioni specifiche e di completamento.

Avv. Maria Cristina Iannini                                                                  Avv. Fabrizio Bruni

Il Presidente informa i Colleghi che l’Associazione degli Avvocati Romani, avvalendosi della collaborazione per spirito di servizio dei propri associati e amministrativisti Avv. Giampiero Amorelli e Avv. Dorodea Ciano, ha notificato, agli inizi di gennaio, unitamente all’Associazione Agire e Informare che ha aderito, il ricorso per intervento (Mediazione – AAR Atto di intervento) nel procedimento promosso dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura avverso il regolamento attutativo della legge sulla cd. “mediazione obbligatoria”. Il ricorso sarà discusso nel merito in data 9.3.2011 innanzi la I sezione del T.A.R., avendo le parti ricorrenti ritenuto preferibile discutere direttamente in pubblica udienza il ricorso, per l’evidente fondatezza dei sollevati vizi di costituzionalità di alcune norme del D.L. 28/2010. Il Presidente Avv. Fabrizio Bruni

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 2112 del 28 gennaio 2011 (ordinanza 2112-2011) ha ritenuto in contrasto con la Costituzione l’art. 32, c. 5 e 6, Legge 183/2010, per l’esiguità del risarcimento prevista in caso di apposizione illegittima del termine. In effetti, il co. 5 di tale legge prevede che, nel caso in cui il contratto a tempo determinato sia convertito in contratto a tempo indeterminato per via dell’illegittima apposizione del termine, “il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento in favore del lavoratore stabilendo un’indennità “onnicomprensiva” nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.” Del resto, il co. 6 stabilisce una diminuzione della metà di tale indennizzo nel caso in cui gli accordi nazionali, territoriali o aziendali, firmati con le organizzazioni sindacali, prevedano l’assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori già occupati con contratto a tempo determinato. Secondo la Corte, “il danno sopportato dal prestatore di lavoro a causa dell’illegittima apposizione del termine al contratto è pari almeno alle retribuzioni perdute dal momento dell’inutile offerta delle proprie prestazioni fino al momento dell’effettiva riammissione in servizio. Fino a questo momento, spesso futuro e incerto durante lo svolgimento del processo e non certo neppure quando viene emessa la sentenza di condanna, il danno aumenta col decorso del tempo ed appare di dimensioni anch’esse non esattamente prevedibili”. Invero, la soluzione indicata nell’art. 32, commi 5 e 6, non può essere assimilata all’indennità ex art. 8, L. 15 luglio 1966, n. 604, in quanto il caso regolato dall’ art. 8 non riguarda il risarcimento del danno dovuto per la mancata attuazione del rapporto lavorativo, dal momento che il diritto all’indennità esclude il diritto al mantenimento del rapporto. Peraltro  nell’ordinanza   si legge che un’indennità non proporzionata rispetto all’ammontare del danno può indurre il datore di lavoro a persistere nell’inadempimento (prolungando il processo oppure sottraendosi all’esecuzione della sentenza di condanna). Tutto ciò vanifica  il diritto del cittadino al lavoro ex art. 4 Cost.,  e nuoce all’effettività della tutela giurisdizionale, con danno che aumenta con la durata del processo, in contrasto con il principio di cui agli artt. 24 e 111, co. 2 Cost., che esige corrispondenza tra la perdita conseguita alla lesione del diritto soggettivo ed il rimedio ottenibile in sede giudiziale. Infine, si ravvisa, altresì, contrasto con l’art. 117, c.1, Cost., per violazione dell’obbligo internazionale assunto dall’Italia con la sottoscrizione e la ratifica della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, che sancisce il diritto al giusto processo e che vieta al legislatore di intromettersi nell’amministrazione della giustizia per influire sulla decisione di una singola controversia o su un gruppo di esse. Per questi motivi la Corte ha dichiarato non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 32, commi 5 e 6, l. 4 novembre 2010 n. 183, con riferimento agli artt. 3, 4, 24, 111 e 117 Cost., disponendo la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. 

Maria Cristina Iannini – Fabrizio Bruni